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Storia di Glycine: dalle origini agli orologi Airman che hanno fatto la leggenda

Nel pieno della Belle Époque svizzera, precisamente nel 1914 a Bienne, nasce un piccolo atelier di orologeria destinato a lasciare un segno indelebile nella storia degli orologi. Si tratta della Glycine Watch SA, fondata dall’ingegnoso orologiaio Eugène Meylan, allora appena ventitreenne. La scelta del nome “Glycine” – il termine francese per il fiore di glicine – non fu casuale: richiamava i motivi floreali in voga nell’Art Nouveau e simboleggiava robustezza e adattabilità, qualità che l’azienda voleva nei propri segnatempo. Dall’umile laboratorio di Meylan a Bienne, sarebbe iniziata l’avventura di Glycine, un marchio che da oltre un secolo coniuga tradizione svizzera, innovazione tecnica e un pizzico di audacia pionieristica.

Le origini di Glycine: Eugène Meylan e la fondazione nel 1914

Nel maggio 1914 Eugène Meylan fonda la Fabrique d’Horlogerie La Glycine a Bienne, affiancato da alcuni soci finanziatori dell’industria orologiera locale. Fin dagli esordi, Glycine si distingue come manifattura (produzione in-house), realizzando internamente i propri calibri meccanici. Meylan, orologiaio di talento formatosi a La Chaux-de-Fonds, aveva ottenuto sin da studente riconoscimenti per la precisione dei suoi movimenti. Questo zelo per la qualità permea i primi anni di vita dell’azienda: Glycine concentra la sua produzione su orologi da polso femminili, all’epoca veri gioielli tecnici in miniatura.

Negli anni ’10 e ’20 l’atelier produce movimenti di piccolissimo diametro destinati a eleganti orologi per signora, racchiusi in raffinate casse in oro o platino e impreziositi da gemme. Queste creazioni di alta gioielleria conquistano immediatamente il pubblico internazionale: Glycine diventa ben presto un nome apprezzato nei salotti di Londra e New York, dove la nobiltà e la nuova jet-set angloamericana sfoggiano i delicati orologi svizzeri di Meylan.

Già nel primo decennio di attività, Glycine insegue anche la precisione cronometrica. Nel 1923 e 1926 ottiene i primi certificati ufficiali di cronometro per i suoi movimenti di piccole dimensioni, dimostrando che eleganza e accuratezza possono convivere in orologi minuscoli. Nel 1925 Glycine apre una filiale a Ginevra. Tuttavia, sul finire degli anni ’20 l’industria orologiera svizzera affronta tempi difficili: la Grande Depressione e l’inasprirsi della competizione mettono in crisi molte fabbriche. Glycine non fa eccezione, ma sarà proprio dalle difficoltà che scaturirà una delle sue innovazioni più importanti.

Innovazioni tecniche negli anni ’30: Glycine pioniera degli orologi automatici

All’alba degli anni ’30, l’industria dell’orologeria viveva una piccola grande rivoluzione: l’orologio automatico, capace di ricaricarsi con il semplice movimento del polso, senza bisogno di carica manuale quotidiana. Glycine, con lo spirito pionieristico di Meylan, fu in prima linea in questa trasformazione.

Nel 1930 Eugène Meylan progettò un modulo di carica automatica universale: un dispositivo autonomo, applicabile su movimenti standard, in grado di trasformarli da manuali ad automatici. Per sviluppare e commercializzare questa invenzione, Meylan fondò una nuova società chiamata Automatic E.M.S.A. (Eugène Meylan Société Anonyme). Il suo sistema utilizzava un rotore oscillante, ma con una differenza chiave: l’intero meccanismo era racchiuso in un modulo circolare indipendente, fissabile con viti su un normale movimento.

Nel 1931 Glycine fu la prima azienda ad adottare e produrre in serie il sistema automatico di Meylan, presentando sul mercato i suoi primi modelli automatici da polso. Questa mossa tempestiva permise a Glycine di affrontare con successo la crisi economica degli anni ’30. Il modulo automatico EMSA divenne un piccolo standard industriale: Glycine non solo lo utilizzò per i propri orologi, ma fornì movimenti automatici anche ad altri marchi coevi. Accanto a queste innovazioni, negli anni ’30 Glycine sperimentò anche design originali, introducendo calibri “baguette” e perfino orologi a ore saltanti.

Dalla guerra ai nuovi inizi: Glycine negli anni ’40 e ’50

Gli eventi bellici del XX secolo non lasciarono indenne l’industria orologiera, e Glycine negli anni ’40 attraversò cambiamenti significativi. Nel 1942 l’azienda cedette la propria divisione di movimenti in-house a un consorzio industriale, iniziando ad approvvigionarsi di movimenti da fornitori esterni, concentrandosi sull’assemblaggio e sul design. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Glycine fornì orologi alle forze armate.

Nel dopoguerra l’azienda fu guidata verso una nuova epoca. In questi anni Glycine presentò un innovativo sistema Vacuum (vacuum chronometer): una cassa ermetica monoblocco con guarnizioni speciali, concepita per ridurre l’ossidazione degli oli e prevenire condensa, offrendo un’elevata resistenza ad acqua, polvere e shock. Il progetto anticipava soluzioni “ermetiche” moderne, pur restando un esperimento tecnico di nicchia.

Glycine Airman: la nascita dell’orologio dell’aviazione (1953)

Nei primi anni ’50 il mondo stava entrando nell’età d’oro dell’aviazione: i viaggi transoceanici in aereo diventavano realtà e i piloti, militari e civili, avevano bisogno di strumenti affidabili al polso. Glycine colse questo spirito dei tempi e, nel 1953, lanciò sul mercato quello che sarebbe divenuto il suo orologio più iconico: il Glycine Airman.

Secondo la tradizione, l’idea nacque dalla richiesta di un pilota della RAF, che durante uno scalo espresse ai tecnici Glycine l’esigenza di un orologio capace di indicare contemporaneamente l’ora locale e l’ora del proprio paese di origine durante i voli intercontinentali. Glycine raccolse la sfida e progettò un segnatempo rivoluzionario per l’epoca, sviluppandolo in stretta consultazione con piloti per assicurarsi che rispondesse alle necessità reali in cockpit.

Il Glycine Airman prima serie si presentava con un quadrante a 24 ore (invece delle consuete 12) e una lunetta girevole incisa con le 24 ore, bloccabile tramite un secondo coroncino, che permetteva al pilota di segnare un secondo fuso orario. In pratica l’Airman poteva mostrare simultaneamente l’ora di casa e quella del luogo di destinazione, una funzione oggi comune ma straordinaria nei primi anni ’50. Non mancava la finestrella della data, ulteriore dettaglio utile per chi attraversa rapidamente vari fusi.

L’Airman divenne immediatamente popolare tra i piloti. Durante la Guerra del Vietnam, ad esempio, fu largamente utilizzato da piloti e personale dell’Aeronautica degli Stati Uniti come orologio personale. La sua affidabilità e la capacità di leggere due tempi diversi d’un colpo d’occhio lo rendevano ideale sia per missioni militari sia per i voli civili dell’epoca del jet-set.

Un Airman nello spazio: l’orologio Glycine tra missioni aeree e spaziali

Negli anni ’60 la fama dell’Airman raggiunse nuove altezze, spingendosi fino allo spazio. Il 21 agosto 1965 l’astronauta Charles “Pete” Conrad, in partenza per la missione Gemini 5 della NASA, decise di indossare il suo personale Glycine Airman al polso della tuta spaziale. Conrad era un pilota collaudatore ed era da tempo affezionato al suo Airman, apprezzandone la robustezza e il doppio fuso orario utile per sincronizzarsi con i tempi di riferimento delle missioni.

Durante la missione Gemini 5, lui e Gordon Cooper stabilirono un record di permanenza nello spazio, mettendo alla prova uomini e mezzi. L’Airman di Conrad divenne così uno dei primi orologi automatici a viaggiare nello spazio e a resistere a condizioni estreme: nella successiva missione Gemini 11 lo stesso Conrad compì attività extraveicolari con il suo Glycine esposto direttamente alle condizioni dello spazio per un lungo intervallo, senza subire danni.

Al rientro sulla portaerei di recupero, Conrad aveva ancora saldamente allacciato al polso l’Airman, a testimonianza della resistenza dell’orologio. Questo episodio conferma la vocazione dell’Airman come strumento affidabile in condizioni estreme: dall’atmosfera terrestre al vuoto spaziale, l’Airman aveva provato il suo valore.

Evoluzione del design: dagli anni ’60 ai ’90 tra nuovi modelli e crisi del quarzo

Sull’onda del successo dell’Airman, Glycine negli anni ’60 espanse la propria linea di prodotti. Nel 1967 presentò il futuristico Airman SST, ispirato ai nuovi aerei supersonici, con design a cassa tonneau e un quadrante dai colori audaci. Nello stesso periodo nacque la linea Combat, pensata per un utilizzo più “terrestre”: orologi robusti destinati all’uso militare e sportivo, spesso dotati di meccanismo di hacking dei secondi per sincronizzare l’ora con precisione.

Gli anni ’70 portarono la crisi del quarzo, che mise in ginocchio gran parte dell’orologeria meccanica svizzera. Glycine cercò di adattarsi introducendo modelli al quarzo e sperimentando anche soluzioni elettroniche dell’epoca, ma attraversò comunque un periodo complesso. Nonostante le difficoltà, il marchio riuscì a sopravvivere e a restare in piedi, pronto per un rilancio sotto una nuova guida.

Il ritorno di Glycine: rilancio dagli anni ’80 e il legame con il collezionismo

Nel 1984 la proprietà di Glycine passò a una nuova guida imprenditoriale che credette nel potenziale storico del marchio. Negli anni ’90 entrò in azienda anche la nuova generazione, contribuendo a traghettare Glycine nel nuovo millennio. In quel periodo il marchio riscoprì le proprie radici e tornò a puntare con decisione su movimenti meccanici e design funzionale.

Nei primi anni 2000 Glycine iniziò a proporre ristampe e reinterpretazioni di modelli storici, incontrando il favore degli estimatori. Nel 2002 venne lanciato un Airman capace di mostrare più fusi orari, mentre nel 2014 il marchio ha celebrato il proprio centenario. In occasione di questo traguardo e della crescente domanda di vintage, Glycine ha reintrodotto l’Airman No.1, riedizione moderna in cassa 36 mm dell’originale del 1953, accolta con entusiasmo dagli appassionati.

Parallelamente, modelli come il Combat Sub – robusto orologio subacqueo meccanico dal prezzo accessibile – hanno avvicinato al marchio una nuova generazione di utenti, contribuendo ad alimentare la comunità di fan Glycine. La storia dell’Airman e del brand è stata documentata e riscoperta da studiosi e collezionisti, rendendo alcuni Glycine vintage particolarmente ricercati.

Glycine oggi: tradizione viva e nuovi capitoli

Nel 2016 Glycine è entrata a far parte di un gruppo internazionale con l’obiettivo di espanderne la presenza globale. Questa fase non ha cancellato l’identità della casa di Bienne: i modelli odierni continuano a riflettere la filosofia originaria di Meylan, fatta di robustezza, affidabilità e design funzionale. La collezione Airman rimane centrale, la linea Combat vive una seconda giovinezza, e nuove serie mostrano come Glycine sappia rinnovarsi restando legata al proprio patrimonio.

In conclusione, la storia di Glycine è quella di un marchio che ha saputo attraversare più di un secolo conservando la sua anima. Dalle creazioni di alta gioielleria dei primi decenni, ai primi orologi automatici di serie, fino all’Airman che ha accompagnato piloti e astronauti, Glycine ha continuamente innovato senza tradire le proprie origini. Oggi, grazie al rinnovato interesse dei collezionisti e a una presenza più ampia nel mercato, il brand continua a scrivere nuovi capitoli: i suoi orologi raccontano al polso di chi li indossa una leggenda fatta di tempo, viaggi e passione autentica per l’orologeria.

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